Perché Akali funziona meglio in competitivo che in SoloQ?

Ogni volta che viene rilasciato un rework o un nuovo campione la community si trova di fronte ad un’ardua scelta (spesso effettuata in modo errato): promosso o bocciato?

Nel caso di Akali c’è stata una generale promozione, infatti il rinnovamento del suo kit è risultato piuttosto interessante, tuttavia è comunque presente un abisso tra il gioco che trova in competitivo e quello che trova nelle code in solo; nel primo caso, nonostante la sua release sia stata pochissimo tempo fa, essa ha già trovato gioco per ben 5 volte nell’ambiente professionistico: 3 volte in Europa e 2 volte in Nord America. Nel nostro continente è riuscita ad ottenere soltanto vittorie mentre al contrario, in NA, esclusivamente sconfitte; facendo un breve calcolo troviamo dunque un winrate del 60%. Al contrario nelle code normalmente accessibili troviamo soltanto un rateo vittorie/sconfitte del 41,34%, in netto contrasto con la percentuale totale ottenuta considerando sia gli LCS americani che quelli europei.

Tra i motivi di questa differenza rientrano sicuramente il fatto che il suo rilascio è avvenuto appena due settimane fa, ma in realtà possiamo fare una ricerca leggermente più approfondita per provare capirne di più:

La complessità del kit

Non è la prima volta che la complessità delle abilità di un campione svolge un ruolo così incisivo nelle sue statistiche, basta pensare ad Aurelion Sol che poco dopo la sua release, nonostante il winrate inferiore al 50%, ha ricevuto sostanziali nerf dato che i giocatori che riuscivano a padroneggiarlo erano in grado di portarsi a casa delle partite quasi in 1v5.

Altri esempi possiamo trovarli in Azir o Ryze, campioni con problemi ancora più simili ad Akali: in tutta la rosa dei champions sono sicuramente tra i più difficili da saper padroneggiare e similmente alla nostra assassina solitaria fresca di rework sono stati utilizzati molto meglio dai pro-players rispetto agli altri giocatori. Per questo Riot Games è di solito molto attenta quando effettua aggiustamenti a questi campioni, anche un piccolo buff potrebbe in realtà risultare eccessivo in ambiente professionistico.


La visione e la comunicazione

Nel caso del competitivo viene utilizzata con un playstyle che ruota interamente intorno alla visione ed alla comunicazione con il proprio team; esso si basa sostanzialmente sull’applicazione di pressione sulle lane laterali attraverso lo splitpushing. Akali si è dimostrata estremamente buona in questi termini grazie alle sue abilità che le permettono la fuga il più delle volte, inoltre spesso affrontarla in 1v1 non è conveniente.

Queste sono qualità più che ottime per rendere un campione un buon splitpusher, ma non bastano a renderlo veramente efficace: sono necessari una buona gestione della vision per capire la posizione e gli obiettivi della squadra nemica, com’è necessario comunicare con il proprio team per fare in modo che quest’ultimo ottenga veramente degli obiettivi mentre si spinge su una lane diversa. I problema è che entrambi questi aspetti sono gran parte delle volte sottovalutati in SoloQ, nella quale infatti questo campione viene quasi solamente utilizzato come un normale assassin, quando invece viene provato ad utilizzare come splitpusher si dimostra nettamente più debole rispetto al competitivo (ed in questo caso si dovrebbe tenere conto di champions con le stesse funzioni ma che svolgono in modo migliore questo ruolo).


In sostanza ad ora non sono molti i giocatori che hanno trovato un buon stile di gioco per l’utilizzo di Akali ma sicuramente, come per ogni altro campione, non passerà molto altro tempo prima che la community capisca come utilizzarla al meglio e renda il suo winrate più vicino al bramato 50%.

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Federico

Federico "Felpato" Cattini

Mangiatore professionista di kebab, nato dalla tempesta, padre dei draghi, main Riven e ancora in attesa della propria lettera da Hogwarts. Un nerd a 360 gradi appassionato di letteratura (specialmente fantasy), serie TV, anime e, ovviamente, videogiochi.

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