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Nuovi valori aziendali per Riot Games

Headquarter di Riot Games
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Per Riot Games il 2019 inizia all’insegna del cambiamento. Dopo un anno di alti e bassi, tra successi economici e cause legali, la società statunitense ha aggiornato i suoi valori aziendali per la prima volta dal 2012.

Stando ai dati di ESC, durante il World Championship 2018, sono state registrate 205.348.063 persone, riuscendo a doppiare il record dell’anno precedente. 205 milioni di persone incollate allo schermo per vedere la finale tra Fnatic e Royal Never Give Up. I numeri parlano chiaro: l’eSport sta crescendo sempre di più e questo anche grazie a Riot Games.

Ma il 2018 per Riot Games non è stato costellato solo di successi. Kotaku, un famoso blog di videogiochi, ha pubblicato un’inchiesta, iniziata nel dicembre 2017, che ha rivelato comportamenti sessisti e misogini all’interno della società statunitense che ha dato vita a League of Legends. Secondo l’inchiesta, che ha preso in considerazione ventotto testimonianze di dipendenti ed ex dipendenti, nella società domina la «Bro Culture»: una cultura maschilista in cui la donna, per forza di cose, non riesce ad affermarsi come dovrebbe, o quanto meno come farebbe un uomo. Ed è proprio in questo contesto che Riot Games aggiorna i suoi valori.

Nel 2012 era stato pubblicato il loro manifesto che racchiudeva i valori dell’epoca: “Player Experience First”, “Challange Convention, “Focus on Talent and Team”, “Take Play Seriously” e “Stay Hungry; Stay Humble”. Dal 16 gennaio 2019 i valori sono mutati. Quel manifesto poteva andare bene per una società all’inizio della loro avventura; dovevano cambiare i loro valori, hanno sottolineato sul loro sito, perché la loro società col tempo si è evoluta, mentre quei valori, privati del loro originario significato, erano rimasti ancorati al suolo. Fermi dal 2012.

«I nostri valori sono la nostra stella polare», esordiscono. «Per rendere effettivi questi valori, promettiamo di istituzionalizzarli nella società, in modo che diventino parte della realtà quotidiana di ogni dipendente Riot». Questi nuovi valori, realizzati con la collaborazione di 1.700 dipendenti, rappresentano solo una parte della politica aziendale che vuole intraprendere Riot Games. A settembre è stata assunta Francis Frei, ex dirigente Uber, per accelerare e migliorare «le iniziative di diversità e inclusione»; proprio il mese scorso, inoltre, Riot Games ha sospeso il COO (Chief Operating Officer) Scott Gelb per «comportamenti inappropriati e non professionali». È in atto, quindi, una vera e propria rivoluzione culturale che punta all’inclusione e al rispetto di tutti. Una rivoluzione che farà sicuramente bene ai dipendenti Riot e all’immagine della società.

Ma quali sono i nuovi valori?

Player Experience First: i giocatori sono al centro di tutto;
Dare to Dream: rendere i sogni impossibili realtà;
Thrive Together: rispetto e gioco di squadra;
Execute with Excellence: superare i propri risultati porterà miglioramenti;
Stay Hungry; Stay Humble: imparare dagli uni dagli altri, dai giocatori e dal mondo.

Questa metamorfosi intaccherà l’esperienza di gioco di League of Legends? Tutt’altro. Il giocatore era ed è tutt’ora al primo posto nella lista dei loro valori. Se questi cambiamenti gioveranno alla società, potrà solo essere un bene per i giocatori.

Come si suol dire, le azioni contano più delle parole. Un primo passo è stato fatto, le fondamenta per una nuova cultura aziendale sono state messe. Non tutti, però, sono convinti delle buone intenzioni della Riot Games e dell’effetto che questi nuovi valori avranno sulla società. Alla Riot basteranno le iniziative attuali per eliminare il comportamento inappropriato e non professionale nei confronti delle loro dipendenti? Per saperlo, bisognerà aspettare. Diamo tempo al tempo.