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Come si gioca al PC – I Professionisti

Dopo le due puntate dedicate a tutti i giocatori, con le precauzioni da mantenere per ottenere il meglio dalle nostre sedute videoludiche al PC, siamo finalmente arrivati all’appuntamento finale. Oggi si parla dei professionisti: come giocano al PC i pro? Come si comporta chi con il computer ci lavora?
Per prima cosa occorre dire che alcuni degli aspetti che tratteremo sono validi per tutti, ma ovviamente – specialmente per la difficoltà di mantenere determinate abitudini, sia dal punto di vista economico che semplicemente temporale – non sempre è possibile applicare.

L’esempio principale di questo discorso è quello che si può fare relativamente ai giochi stessi. Per forza di cose, i professionisti cercheranno sempre e comunque di mantenere le più alte prestazioni possibile del gioco sull’hardware in loro possesso. Il vantaggio dei principali titoli esportivi da questo punto di vista sta ovviamente nel loro essere software molto leggeri e molto ben ottimizzati, così da ottenere i canonici 60+ FPS anche con macchine a basso costo. Ma per giocatori che devono ottenere il massimo in game, spesso i 60 frame non bastano.

In maniera molto semplice, un frame prodotto dal PC equivale ad un istante in cui può essere inserito un input. Prendendo dunque l’unità di tempo (il secondo) e “dividendola” per il numero di frame che la macchina può produrre, si ottiene un rapporto che indica semplicemente il numero di istanti in cui l’input può essere inviato. Quindi un gioco più fluido permette di avere un minore input lag, aumentando – a parità di riflessi del giocatore – la possibilità di compiere velocemente un’azione. Per questo motivo spesso i giocatori (specialmente durante partite di tornei) riducono al minimo i dettagli grafici e la risoluzione – addirittura giocando in modalità finestra – così da avere un numero spropositato di FPS e diminuire il più possibile i drop violenti.
Lo stesso identico discorso si applica anche alla connessione internet, cioè alla latenza. Migliore la connessione, minore la latenza, dunque minore l’input lag. Ciò ovviamente raggiunge la miglior condizione possibile nei tornei dal vivo, disputati in LAN e quindi a latenza molto prossima allo zero (livello non raggiungibile, semplicemente per le leggi della fisica).

Oltre a ciò, esistono alcune piccole precauzioni che molto spesso i giocatori di alto livello sfruttano per ottenere performance ancora migliori. Tra queste c’è sicuramente l’attivazione della modalità per daltonici, che rende più accesi alcuni colori (appunto per permettere ai daltonici di distinguerli) facilitando il riconoscimento di alcuni dettagli nelle situazioni più concitate. Oppure la diminuzione della scala dei dettagli non utili al gioco (HUD, chat in game se presente, timer vari), così da avere un miglior focus sulla schermata di gioco principale. Ma questo vale – in senso più ampio – per tutti i professionisti: il modo migliore per lavorare con il PC è quello di avere un’interfaccia più pulita possibile, senza confusione e senza troppo “rumore visivo”.

Esempio sulle differenze tra modalità normale e per daltonici sul Black Shield della vecchia Morgana

Dal punto di vista fisico, ci sono diversi aspetti da tenere in considerazione, sia per i pro player che per i professionisti. Ad esempio uno degli strumenti che maggiormente si sta diffondendo – e che non viene consigliato a chiunque dato il costo non irrisorio – sono gli occhiali con lenti con filtro da luce blu, che aiutano molto a mantenere gli occhi al sicuro dalla lunghezza d’onda blu, che più affatica la vista.

Anche l’attività fisica è un aspetto non da sottovalutare. In lavori molto sedentari come quelli legati all’informatica, dove si passa molto tempo seduti e dove spesso si mangia in fretta e male per limitare il più possibile i momenti morti, non è assolutamente lieve l’importanza che una corretta preparazione fisica porta. Molti team (non solo a livello altissimo, ma spesso basta che abbiano una struttura tipo gaming house a loro disposizione) fanno vanto dell’avere preparatori fisici che collaborano direttamente con i roster: gli Astralis – organizzazione danese di cui fa parte anche il roster degli Origen attualmente in LEC – hanno costruito il successo del loro team di Counter Strike (uno dei più vincenti della storia) a partire dall’immagine di un’org fortemente attenta ai bisogni fisici dei giocatori; in Italia i Campus Party Sparks pubblicano a volte sui loro social le immagini dei loro player mentre si allenano in palestra. Un’adatta preparazione fisica favorisce dunque il mantenimento degli aspetti posturali che abbiamo già descritto in precedenza, oltre che aiutare ad avere una maggiore resistenza fisica che può tornare utile in situazioni di competizione prolungata (basti pensare ad una Best of 5 che può durare anche più di cinque ore con brevi pause tra una partita e l’altra).

Un discorso molto simile è quello relativo al cibo, dunque alla dieta che i giocatori professionisti cercano di mantenere. Oltre che i benefici sul fisico – per l’appunto assimilabili a quelli prodotti dall’allenamento – bisogna però considerare anche quelli che un’alimentazione corretta ha su un livello più interno: si parla qui di un argomento molto complesso quale è la chimica del cervello. Per riassumere in modo decisamente brutale un topic piuttosto delicato, basti dire che ad una dieta equilibrata, senza alimenti pesanti dal punto di vista digestivo, corrispondono migliori capacità coordinative: riflessi, coordinazione occhio mano, attenzione prolungata… Tutto quello che serve a chi deve passare molto tempo davanti ad uno schermo.

Altro argomento molto lungo e complesso, che meriterebbe una trattazione dedicata, è quello legato agli aspetti psicologici. Ed effettivamente una trattazione dedicata la trovate nel video qua sotto.

Per un accenno, legato sia al mondo esportivo che quello genericamente professionale, affrontiamo qua l’argomento del burnout. Per burnout si intende una specie di “esaurimento nervoso”, un qualcosa che – come suggerisce il nome – brucia l’entusiasmo dell’individuo portandolo a performance sempre peggiori. Si tratta di un qualcosa spesso legato ad un carico di lavoro troppo elevato rispetto a quello che la persona riesce a sopportare. Non è ovviamente equiparabile al semplice tilt, che è invece una momentanea perdita del controllo dovuta ad una causa scatenante facilmente individuabile (una giocata sbagliata, un errore di un alleato, un carattere infiammabile…). Tra i tanti aspetti che i mental coach e gli psicologi dello sport trattano, c’è proprio quello di prevenire il burnout dei giocatori.

Per lo più si tratta di spunti. Queste e molte altre sono le precauzioni da prendere se si è professionisti e si passa la maggior parte del proprio tempo davanti allo schermo del PC. Speriamo di avervi comunque almeno aiutato nel migliorare le vostre abitudini durante le sedute di gaming più intense. Vi ringraziamo per l’attenzione avuta in questi tre appuntamenti, vi rimandiamo ai prossimi articoli e come sempre GL HF!