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Epic games sfida Apple e Google con Fortnite

Epic games ha introdotto ieri un update che permette il pagamento diretto alla compagnia dall’app di Fortnite sia su IOS che su Android, questo metodo di pagamento va contro i termini di servizio di entrambi i marketplace che indicano chiaramente l’obbligo di passare attraverso l’app con i pagamenti, questo serve sia come metodo di guadagno che come valvola di sicurezza. In risposta a questa sfacciata violazione entrambe le compagnie hanno rimosso Fortnite dallo store rimanendo, però, aperti al suo ritorno in caso di hotfix dei metodi di pagamento.

La mossa da parte di Epic Games arriva in un momento perfetto ed è sicuramente una scelta premeditata: Apple è già sotto attacco per la sua “guerra al gaming” dopo aver bocciato l’app di cloud gaming di Microsoft dallo store lasciando passare però quella di Facebook. L’altro segno di premeditazione viene dal nuovo spot di Fortnite che copia la storica pubblicità della Apple del 1984: in questo spot la Apple viene identificata come il tiranno del libro 1984 di George Orwell, ma, in mia opinione, tutto questo ricorda molto di più “A Brave New World”.

Se l’attacco alla Apple era premeditato il ban da parte di Google potrebbe aver colto di sorpresa i piani alti di Epic Games dato che non ci sono ulteriori notizie a riguardo.
In ogni caso il piano della casa di produzione di Fortnite si legge chiaramente nella causa che hanno iniziato sia contro Apple che Google: Epic vuole creare il proprio app store circumnavigando il monopolio delle due multinazionali.
La causa iniziata nella corte statunitense del Nord Carolina si basa proprio su questo monopolio dei metodi di pagamento tenuto da Apple e Google nei loro store; anche questa mossa arriva in un momento perfetto dato che le corti degli US stanno già rivedendo lo strapotere delle corporazioni evidenziato dalla pandemia di Covid-19 che sta mettendo in ginocchio gli stati uniti.

Non è la prima volta che Epic cerca di inserirsi in questo mercato: qualche anno fa aveva cercato di installare di default la propria app store sui cellulari One Plus, ma l’accordo era stato vietato da Google.

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