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Il segreto meno segreto d’Italia – OP Imnxtamess

Nella miriade di tornei italiani di – per così dire – seconda fascia che si stanno sviluppando nell’ultimo periodo, è ancora difficile per molti giovani players emergere e farsi notare davvero. Alcuni però hanno più fortuna o talento (o entrambe le cose) di altri. È questo il caso del nostro ospite di oggi, l’attuale sub adc degli OutPlayed Davide “imnxtamess” Morisco (si legge “I’m not a mess”). Ci abbiamo scambiato quattro chiacchiere, per sapere meglio come nasce la sua carriera.

Ciao Mess. Io e te ci siamo conosciuti durante la terza fase del primo Circuito Piazza Esports durante la primavera del 2020. Ora sarai tu a raccontare la storia, ma la cosa che ti voglio chiedere è: dov’eri prima? Perché esce fuori all’improvviso un adc master dal nulla a metà di un torneo già iniziato?

I: “In verità prima avevo già avuto un briciolo di esperienza, giocando il Proving Grounds 2019 con il nick ‘Davide’ – ero nei Giorgios, insieme a FoX ora dei Romulea. Dopo quel torneo però ho deciso di dedicarmi totalmente al miglioramento personale, non credevo di poter dedicarmi al competitivo davvero senza prima raggiungere un elo di partenza decente (diciamo almeno Grandmaster). Non sapevo se o quanto un team mi avrebbe potuto dare senza tanto lavoro di partenza da parte mia e – avendo all’epoca anche un lavoro – mi sono dedicato alla SoloQ.

Ad Aprile 2020 però ho avuto l’occasione di giocare il CPE con i Clock Is Ticking e mi sono detto perché non provarci. A spingermi a riattivarmi era stato Ciglio, all’epoca (ironia della sorte) in OutPlayed come sub adc. Il livello del team non era altissimo ma è stato divertente – nonché una bella vetrina visto che da lì in poi ho ricevuto molte richieste per tryouts. I dubbi che avevo in questo periodo riguardo le scelte da compiere sono tornati, essendo stato in contatto con alcuni team italiani non di primissima fascia.

Durante uno di questi tryouts ho conosciuto però due compagni di squadra (il support ed il midlaner, entrambi import) con cui abbiamo legato particolarmente, così da decidere di metterci in proprio e tentare l’accesso al Telia Masters in Svezia. Qui ho conosciuto anche Travis, ragazzo sudafricano, uno dei primi coach che mi ha insegnato tanto del gioco.

Dopo poco tempo qualcosa con questo team però si è rotto, così mi sono ritrovato a vagare per le squadre italiane fino alla fine dell’estate, quando sono stato contattato da Drago (Stefano Mortillaro, ex support di Manguste, Level One, Dropz e Team Amelia, N.d.A) per partecipare alla seconda edizione del CPE con i Randoms (oltre a noi c’erano PesE, Shiziy e Thraex, più Travis come coach), con cui in seguito siamo entrati nei DayDreamers data la necessità di appoggiarci ad una org. Anche stavolta c’era tanto hype, ma le prestazioni non sono andate troppo sopra la media del torneo e non abbiamo raggiunto i playoffs.”

E poi c’è stata l’esperienza del PG Qualifier con le Manguste, probabilmente la tua vetrina più grande finora.

I: “Sì, dopo i DDR ho cercato un altro team. Ho avuto un paio di offerte ma alla fine ho accettato quella di Manguste che stava costruendo un bel roster. Anzi, posso dire di aver contribuito alla sua costruzione dato che ho insistito per avere in giungla De Sidere (Antonio Dostinov, macedone 2001 in DD durante il PG Nats Summer 2020 ed in WNKR per il CPE) dopo averlo visto giocare e vincere il CPE quello split, oltre che ovviamente Travis come parte dello staff.

L’inizio del Qualifier è stato esaltante perché nonostante delle scrim non ottime siamo partiti con un 6-0 che ci ha dato tantissima fiducia. Come team giocavamo tanto per la toplane, quindi anche se non mi sento di essere stato sempre perfetto botlane funzionavamo. Fino alla sconfitta con gli OffLimits però, a quel punto abbiamo subito tanto la pressione. Quando abbiamo affrontato i Romulea c’era poco da fare e si sono mostrati il miglior team.”

Ed ora siamo arrivati praticamente al presente. Ufficialmente sei ancora legato agli OutPlayed come membro dell’Academy o c’è altro in ballo?

I: “Sì, in teoria sono ancora in OP ma ho avuto la possibilità di dividermi verso altri progetti. Ad esempio ho affrontato l’OTF con gli Elements – e diciamo solo che non è andata così bene. Ultimamente sono tornato con il nome Randoms per giocare il torneo L’Atleta di MCES, e questa sì che è stata un’esperienza positiva. Del roster con cui avevamo giocato il CPE sono tornati anche Thraex ed il support Enryy (che aveva sostituito Drago da metà competizione circa), abbiamo aggiunto Ryujin in giungla e Ravellino top. Più Kwan come coach. Anche se non abbiamo lavorato tantissimo vista la natura breve del torneo più gli impegni di Antonio in Goskilla, posso tranquillamente dire che si tratta del miglior coach con cui ho lavorato in questo anno, specialmente dal punto di vista dei rapporti personali si tratta di una persona fantastica.”

Con OP hai avuto la possibilità di lavorare in qualche modo? Spesso i Sub non sono la priorità dei team e specialmente in uno split complicato come questo quante chances ti sono state date?

I: “Purtroppo penso di non aver sfruttato al top tutte le occasioni che avrei potuto avere, questo anche perché volevo dedicarmi ancora alla crescita in soloq (dato che sono di nuovo tornato intorno al Master dopo aver peakato GM lo scorso inverno) e agli altri progetti di cui ho parlato. Con gli OP ho comunque avuto la possibilità di giocare una scrim in sostituzione di Bullet, è stato bello misurarmi con una realtà del genere – oltre ad aver vinto fortunatamente.

L’Academy sta continuando a lavorare e bisogna dire che a volte i player del main team si sono occupati di gestire le nostre VOD Review, quindi ho avuto modo di scambiare qualche parola con Lotus e Bullet. E fortunatamente mi hanno fatto i complimenti, quindi non posso lamentarmi.”

In questo anno di competitive hai avuto molti team e ti sei misurato contro tanti giocatori. Escludendo le scrims, c’è qualche player che ti ha particolarmente colpito?

I: “Se parlo di compagni di squadra, non posso che citare De Sidere. Quel ragazzo è davvero bravissimo e spero di vederlo andare lontano, porta tantissimo al team e mi ha aiutato molto a crescere. Ed a proposito della mia crescita, non potrei non nominare Skar. Spesso viene molto sottovalutato, ma quando ci ho giocato insieme era il fulcro del team e sembrava davvero una 1v9 machine (insieme al midlaner Kaymin, che però è sempre stato Challenger e quindi su di lui ci sono pochi dubbi). Skar inoltre mi ha dato molto una mano a migliorare dal punto di vista della self confidence, che è stato forse il mio più grande problema per il 2020.”

Spiega un po’ meglio questo aspetto.

I: “Da questo punto di vista, forse sono sempre stato quello che potremmo dire un adc standard: non ho mai avuto molta agency durante le comunicazioni di team né mi sono preoccupato di dare indicazioni, anche perché ho giocato con compagni abbastanza esperti come PesE, Drago, DeSidere e appunto Skar e Kaymin.

Durante il periodo con le Manguste in particolare però mi sono accorto di poter aiutare molto di più in alcune situazioni, di avere un’idea molto chiara di quello che volevo in gioco e di non riuscire a tirarla sempre fuori. Nelle prime scrims io ed Hachi (il support) non parlavamo molto considerando che la pressure andava topside, fino a che dopo un game Skar mi ha contattato in privato chiedendomi ‘Tutto ok botlane?’.

Da lì ho continuato sempre di più a farmi sentire e a cercare di portare qualcosa al team, sapendo di non essere solo ‘quello che right clicka’. Fino ad arrivare al torneo MCES dove sono stato tra gli shotcallers principali del team, anche più di Ryujin che comunque gioca jungler e ‘dirigeva le operazioni’ in early game.

Prima hai parlato di lavoro. Fai più qualcosa del genere? Cos’altro fai oltre a giocare?

I: “No, non lavoro più da un po’ e mi sto dedicando al gioco diciamo totalmente. Per spezzare il tempo in cui tryhardo in SoloQ mi alleno tutti i giorni, faccio un po’ di esercizio fisico ma nulla di particolare.”

Visto che sei molto concentrato sulla tua crescita personale, pensi di poter arrivare in una ERL – diciamo da PG Nationals in su – per il prossimo split?

I: “Personalmente è strano, perché ti avrei sempre detto di no in passato. Non perché pensi di essere un giocatore scarso, ma perché tendo sempre a dare molto merito agli altri – sia avversari che compagni di squadra. Non penso di aver mai avuto un’esperienza così tanto esplosiva da farmi dire che sono davvero forte come molti dicono.

Allo stesso tempo, anche guardando i nomi dei giocatori del PG di quest’anno, penso che non avrei sfigurato. Il problema è l’ambizione e il non voler trovarmi a giocare uno split di PG così tanto per, magari in una squadra da ultime due posizioni. Se devo giocare in un campionato o in un torneo, voglio giocarci per farmi vedere, non per fare presenza. Ho 23 anni che non sono pochi per un giocatore di League ma mi sento nel pieno della crescita, quindi non voglio scendere a compromessi.

Vedendoti sui social non si direbbe che sei un tipo timido.

I: “Ahahah in verità sono un tipo abbastanza timido, ma Twitter è un po’ il mio diario personale. Lo uso da prima del CPE – sia per seguire personalità esports, sia come mia valvola di sfogo. Da questo punto di vista sono uno alla Deidara (con meno caps lock), racconto tutto quello che mi succede, anche se non c’entra niente con la mia carriera.”

Ed a proposito della carriera, cosa ti aspetta nel prossimo futuro? Ancora OP o si cerca altro?

I: “Come detto, con gli OP Academy stiamo continuando ad allenarci. Per quanto riguarda i prossimi eventi stiamo valutando ancora come muoverci e non so quanto posso comunicare. Certamente non smetterò di giocare e cercare di migliorare, oltre che di farmi notare. E poi se PG dovesse rivelarsi troppo difficile, c’è sempre Prime League Div 1 o roba del genere, dai!”

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