Home League of Legends Esports EU Rookies: servono o convengono?

EU Rookies: servono o convengono?

Chiunque segua il competitive europeo di League sa benissimo come tra i vanti maggiori della regione sia la costante presenza di giovani talenti. Ogni anno almeno un team nuovo si qualifica ai mondiali, ogni anno si parla di European Masters e dei nuovi giocatori che arriveranno in LEC, ogni anno si ride in faccia ad LCS vantandosi di come in Europa non serva importare.

Non è nemmeno in discussione quanto tutto questo sia vero. Ma quanto si può tirare la corda prima che qualcosa si spezzi?

Moltissimi infatti hanno guardato a quest’ultima folle offseason europea come ad una delle più strane e più indicative di come non tutte le org sappiano esattamente cosa stanno facendo, cercando più di sopravvivere nel breve periodo piuttosto che costruire una legacy o – semplicemente – un progetto più a lungo termine.

Le Academy

Iniziamo però con gli esempi: abbiamo parlato già in passato della rimozione dell’obbligo delle academy per i team LEC, che entrerà in vigore a partire dal 2022. Senza girarci troppo intorno, questa mossa sembra triste ma in verità è perfetta per permettere alle org di concentrarsi su altro, potendo quindi mettere da parte ufficialmente un ingombro già da tempo ignorato da una buona percentuale delle stesse.

Delle 10 squadre ora presenti in LEC, solo 2 hanno dimostrato di credere seriamente nel loro progetto academy nell’ultimo anno (Rogue e Schalke04 – con scouting di ottimo livello, promozioni nel main team quando necessario e risultati costanti nelle rispettive ERL). I MAD Lions sono stati anche loro un buon esempio di saggi investimenti in passato (il famoso roster del Summer 2018, interamente arrivato in LEC nello Spring 2019). Sotto di loro, poco più del baratro vero e proprio.

I Fnatic hanno appena raggiunto il peggior risultato della loro storia in entrambi i campionati europei, LEC ed EUM (fallendo anche il passaggio dai Play-ins in un costante peggioramento dalle semifinali raggiunte nel 2019); i Misfits sono diventati lo zimbello di tutti i fan dopo aver sostituito il loro “superteam” del 2019 con la loro academy, poi a sua volta sostituita quasi in massa ad inizio 2020 (salvo il toplaner Dan Dan).

Insomma, inutile mantenere attivamente una squadra in più se tanto poi si va a pescare dalle altre squadre ERL acquisendo i giocatori alla scadenza del loro contratto.

Contratti brevi, progetti più volatili

Questo è un altro punto estremamente importante: la maggior parte dei nuovi talenti che si affacciano al panorama LEC arriva una volta che gli accordi con le squadre di provenienza si sono esauriti. Data l’ancora endemica instabilità delle ERL non è raro che i contratti dei giocatori non superino la durata di un anno (anche di un singolo split nelle leghe meno ricche – come per esempio il PG Nationals).

Ed i team LEC, salvo eccezioni (come per il trasferimento di Adam ai FNC, in cui gli arancioni hanno pagato il buyout del contratto ai Karmine Corp), non fanno altro che approfittarsi di questa situazione – d’altronde non sono loro a dover prendere iniziativa per cambiare il sistema economico. Minima spesa massima resa, acquistando giocatori che si sono dimostrati di un livello sopra la media in ambito EUM (spesso, secondo i più maliziosi, senza neanche effettuare scouting troppo approfondito) per mantenere bassi i costi e sperare che anche le prestazioni arrivino.

https://twitter.com/EdwardCarryLoL/status/1392490703305990145?s=19

D’altronde non tutti possono essere i G2, con i soldi di Ocelote e degli altri investitori alle spalle, con quel sistema comunicativo, di content creation, di sponsorships, per acquistare il meglio di quanto visto in LEC e strapparlo agli avversari, senza doversi sporcare le mani con le scene secondarie. Nessuno di voi crede davvero che uno qualsiasi dei giocatori dei G2 Arctic sarà aggregato al main team, vero?

Prezzi bassi, maggior ricircolo

Questo ciclo non fa altro che ripetersi ogni anno (quando va bene, ed ora ci arriviamo): i G2 si assicurano i migliori giocatori interni ad LEC, gli altri – chi più chi meno – si dividono il resto.

Quanto più ampia può essere la differenza di stipendio tra ERL ed LEC? Difficile dirlo visto che al momento non si dispone di cifre esatte per quanto riguarda i contratti dei giocatori, né dei monte salari delle varie squadre. Difficile però pensare che la differenza tra low tier LEC e top tier ERL sia così grande. Dal punto di vista dei team quindi non ha senso non lanciare la monetina (o meglio il d100) per sperare in un nuovo prodigio quando l’alternativa è tenere un giocatore considerato mediocre al meglio. Ma questa valutazione spesso è frettolosa a dir poco e non tiene conto di tantissimi fattori.

Pensateci: gli Excel sono diventati emblema del team non adatto a raggiungere i playoffs, sempre al settimo posto, sempre cambiando almeno 3 giocatori da un anno all’altro, molto spesso bocciando giocatori al loro primo split.

È quello che potrebbe succedere di nuovo a Czekolad, se dovesse concretizzarsi la pista Nukeduck – e considerando che c’è già stato un tentativo di sostituirlo con il midlaner dei BT Excel Hatrixx a metà di questo scorso Spring.

Qui l’articolo originale di DotEsports.

È quello che succederà a Szygenda, considerato il miglior ERL toplaner nel 2020, sostituito da SLT dopo uno split relegato in tank duty con i Vitality.

È quello che è successo a LIDER, tenuto praticamente in ostaggio per l’offseason tra 2019 e 2020 dai Misfits, vedendosi costretto a rifiutare moltissime offerte europee o americane, finendo alla fine ai mousesports – prima di essere acquistato ora dai Vitality.

Branding e narrative

Inoltre non bisogna dimenticare l’aspetto semplicemente commerciale dei team, il loro branding. Esistono principalmente due modi di farlo: costruire un’identità forte del team, che i giocatori possano sposare sui loro social e nelle loro apparizioni pubbliche; oppure enfatizzare la personalità dei singoli giocatori così da creare affezione per i fan. Al momento, nessuna delle due strade sta venendo percorsa in modo stabile da tutti quanti i team.

Tranne i G2, lo Schalke04, i Rogue e parzialmente i Fnatic, non c’è davvero una squadra con una fortissima presenza social o con un’identità precisa, con i player pronti ad incarnare lo spirito della maglia che indossano. Questo è anche normale data la giovane età di molte di queste org all’interno del panorama competitivo maggiore – ma ciò non vuol dire che la situazione sia ok.

I MAD sono invece l’esempio perfetto del contrario: il brand dei leoni spagnoli è i loro giocatori, con Armut e Carzzy in pole position per la loro personalità magnetica, per il carisma che esce fuori dalle telecamere anche con mascherine anti-Covid e senza microfoni. Ma immaginate se i MAD dovessero cedere Carzzy ai Fnatic, o Armut dovesse andare in LCS. Chi trascinerebbe i tifosi al di fuori della landa?

Sembrano piccolezze, ma l’intero prodotto LEC risulta potenziato da una maggiore stabilità delle org e dei loro roster. Chi scrive questo articolo ha provato in passato a costruire narrative per i broadcast di piccoli tornei italiani con giocatori già conosciuti e non è un qualcosa di facile. Non posso immaginare quanto ciò sia difficile per i caster LEC, con l’ombra di “Old Kings vs New Kings” sempre sulle spalle (FNC e G2 sono troppo ingombranti per eliminarli) ed al di sotto un marasma di giocatori che cambiano ogni anno, con personalità, stile, motivazioni, storia tutti da riscoprire da capo.

I problemi sono tanti dunque, e difficilmente risolvibili in breve tempo. Ma vanno affrontati con una ricostruzione stabile e solida dell’intero panorama o potenziando le infrastrutture già presenti. Perché i rookies europei sono un vanto, perché i talenti fioccano, ma la Solo Q non può essere sempre una fonte infinita di nuove e fresche forze. E tutti quanti vanno tutelati.

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Articolista, aspirante coach e League of Legends enthusiast. #EUphoria