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Quanto manca ai Cloud9 di League of Legends?

Vi è mai capitato di guardare un evento sportivo di qualsiasi sorta e assistendo alla sconfitta del giovane underdog pensare
“è solo questione di tempo”?
Questa sensazione l’ho avuta durante il Mid Season Invitational con i Cloud9 e no, non è l’inizio di una barzelletta, bensi è un possibile anticipo di quello che potrebbe succedere ai prossimi mondiali in Cina.

L’uscita dal Rumble stage con il punteggio di 3-7 e la sconfitta subita contro i Pentanet mette in ombra un torneo affrontato
a testa altissima e fornendo quella che, senza troppi dubbi è la miglior prestazione da parte di un team Nord Americano in
territorio internazionale, ben lontana dalla figuraccia dei TSM allo scorso mondiale.

Giovani

La certezza di avere un roster in continua crescita è la base su cui partire, sfruttando l’incredibile stato di forma di Fudge, criticato dall’inizio della stagione regolare e adesso paragonato a pezzi da novanta come Khan e Xiaohu.
Il ragazzo ha talento, impara in fretta, regge la pressione come un veterano e ispira sicurezza ai propri compagni che continuano a supportarlo dal primo game insieme.

E’ passato sotto traccia rispetto a Blaber, MVP dello split inaugurale ma alla lunga sta dimostrando di valere quanto lui, se non di piu’.
MVP che ha tradito le attese venendo ricordato piu’ per il suo flash per lo scuttle (finito malissimo) che per le sue giocate di qualità,
in un meta dove le sue caratteristiche dovevano venire esaltate si è finito per perdere fornendo prestazioni utili solo su un campione meccanicamente poco esigente come Udyr e fallendo miseramente con Morgana o Rumble, a dimostrazione del nervosismo dovuto alla sua prima esperienza internazionale

L’Organizzazione

A favorire un processo di crescita e la creazione di una e vera e propria mentalità vincente per questo gruppo c’è un’organizzazione seria che ha investito su un coaching staff competente formato da ragazzi come Veigar V2 o Max Waldo che da mesi, se non anni vengono considerati i migliori coach individuali che ci sono sulla scena, portando idee solide, studiando nuove build, draft e assistendo ogni singolo giocatore al minimo dettaglio.
Mithy e Reignover, ex giocatori non nuovi al ruolo di head coach completano il cerchio con esperienza, tecnica e presenza dal lato emotivo, fattore fondamentale quando si cerca di raggiungere obiettivi cosi importanti.

Il fattore Perkz e un ambiente da rivoluzionare

Solo la presenza del fenomeno croato ha cambiato la mentalità intera del team, come ha detto YoungbuckPerkz pensa solo a
vincere” ed è il motivo principale se i Cloud9 hanno grosse possibilità di essere il miglior team Nord Americano di sempre, ha la capacità di migliorare ogni compagno intorno a lui (avete piu’ visto Hjarnan?), raccogliere attenzione e portare importanza dove prima c’erano solo risate e meme.
Lo ha ribadito, non è in America per essere in vacanza ma per lasciare un segno in un territorio desolato.

Confrontarsi contro ogni regione in Islanda ha evidenziato i netti margini di miglioramento che ci sono in questo roster e per la prima volta da anni siamo davanti a un work in progress che può stupirci e realizzare l’impossibile, guadagnare il rispetto di tutto il mondo di League of Legends.

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Pen and paper.