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Riot si esprime sulla questione Perks, ma rivela solo un problema ben più grande

Per chi di voi se lo fosse perso recentemente era emerso che nel contratto di acquisto di Perks il giocatore non poteva entrare in Fnatic per ben 3 anni. Posso capire la rivalità tra G2 e lo storico team europeo suo rivale, ma qui scendiamo ad infantilismi che danneggiano le possibilità del giocatore stesso.

Riot si è espressa sulla questione senza però fare realmente nulla. Nella comunicazione ufficiale riportata sotto spiegano che, per quanto restrizioni di questo tipo non siano conformi all’etica ed alla filosofia di League come Sport, non c’è nulla che vieti questo tipo di accordi. Questo è PR speak per: avete trovato una falla, bravi.

Ovviamente aggiungono che aggiorneranno i regolamenti per evitare questo tipo di limitazioni nel futuro, ma finché questo non viene fatto suddetti accordi possono ancora essere stipulati e sarebbero perfettamente legali.

Questo rivela il problema che il mondo dell’eSports rimane ancora assolutamente sregolamentato e, per quanto i game publisher cerchino di mantenere l’ordine, manca un organo esterno che ponga degli standard per i contratti ed il trattamento di tutte le parti dell’ecosistema: siano esse organizzazioni, player o tournament organziers.
Noi in Italia dovremmo saperlo bene con i vari scam che continuano ad apparire a destra e a manca: serve un’associazione di controllo ex parte e serve in fretta. Il problema sta nel fatto che gli stati occidentali si stanno svegliando solo adesso a questo fenomeno e sono lenti ad agire. Sta anche a noi nel nostro piccolo di richiedere ai legislatori di muoversi sulla questione non solo in Italia, ma anche in Europa.